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Qualche mese fa, credo fosse metà Maggio, assieme a mia moglie e alla bellissima Tess, (il mio cane), passeggiavo lungo il molo di Punta Sabbioni, verso il celeberrimo faro giallo. La giornata era tiepida, il cielo terso, e molte altre persone, come noi tre, si godevano la brezza del mare. Insomma la classica gita "fuoriporta".
Osservavo con occhio compiaciuto il bel lavoro di ripascimento della "duna" distrutta oramai da molti anni, che ora , sapientemente recuperata dal corpo della guardia forestale, faceva bella mostra di sé. Un lavoro attento e minuzioso era riuscito a recuperarla, e molte specie di piante autoctone, tipiche di questo ambiente così particolare si mostravano a noi. Moltissimi fiori gialli e delicatamente profumati punteggiavano le piccole colline di sabbia.
Poi, precedute da un brutto rumore metallico, 5 moto da cross guidate da altrettanti giovanissimi, (certamente fonte di studio della psichiatria italiana), solcavano, devastandole, le piccole colline di sabbia, pur se queste risultavano protette da uno steccato in legno e da numerosi cartelli di divieto.
Il simpatico gruppetto di cerebrolesi sgommava, si impennava, eseguiva continue derapate sotto lo sguardo di centinaia, (dico centinaia!), di persone che assistevano allo scempio in atto attraversate dalla stessa vitalità e sdegno propri delle lavastoviglie da incasso di ultima generazione...
Non un commento, non una sola parola di condanna, il popolo b... "stigmatizzava" così le prodezze devastanti dei 5 centauri, alle prese con la sistematica distruzione della zona dunale di Punta Sabbioni.
Qualcuno perņ esternava la sua massima espressione di sdegno sbadigliando e socchiudendo contemporaneamente gli occhi...
Per farla breve ho telefonato al Comando dei Carabinieri di Jesolo, ho fornito le mie generalità, ho denunciato il misfatto in corso, e così poco dopo, due volanti degli stessi Carabinieri, prontamente accorse, dopo un breve colloquio con me, (mi hanno anche ringraziato (...????), sono partite a grande velocità, hanno bloccato gli accessi al mare con i loro uomini e fermato immediatamente i bikers soci dell'esclusivo Club di Attila.
Questi i fatti, ora la doverosa considerazione:
a fatto concluso, pur se oggetto di molti sguardi di disapprovazione che forse recavano il seguente elegante messaggio: "perché non ti sei fatto i c...i tuoi?", ero contento, avevo fatto qualcosa, seppure minimissima e mi sentivo bene. Mentre il branco di uomini-buoi attorno a me transumava verso le loro auto pensavo : "Perché nessuno, dico nessuno, oltre a me, aveva provato la normale, la banale esigenza di opporsi con un piccolo gesto civile alla solita strombazzata, invadente, illegalità?
Tra tutte le centinaia di persone che affollavano la zona, nessuno ha trovato disdicevole l'assistere immobile alla distruzione di un pezzetto di ambiente, proprietà comune?
Intendiamoci, NESSUNA NOIOSA MORALE da parte mia, solo una triste considerazione.
E ancora, per estensione concettuale: perché tanta gente osserva una azione delittuosa, uno sfregio all'ambiente e non si sente di intervenire personalmente? Perché non sente come proprio, il dovere di essere a pieno titolo parte attiva di una società costituita? Di una società, denominata civile?
Tutti noi, spesso, manifestiamo forte disappunto verso certe mancanze, per certe iniquità che ci colpiscono scientemente , che stridono in modo quotidiano nella nostra vita... poi, quasi affetti da una sorta di paralisi civica, non facciamo assolutamente nulla, diventiamo i migliori "testimonials" di quel simpatico trio di scimmiette, ricordate? "io non vedo, io non sento, io non parlo".
E quindi, deleghiamo, deleghiamo, deleghiamo. Molto umilmente, io credo invece che la vera rivoluzione del "fare", e del "in prima persona", debba respirare ogni giorno nella nostra testa, instillando in noi nuovi punti focali e nuovi comportamenti. E che questo respiro benefico alberghi da molti anni, ad esempio, in una bella frase di Bob Dylan che mi colpì, leggendola, in una prefazione di un libro scritto negli anni cinquanta. Questa semplice frase fu subito molto amata, e fatta propria, dalla "beat generation", e da scrittori come Ferlinghetti, Corso, Mailer, Kerouac, Ginsberg, Snyder, etc...
La frase suonava circa così: "...IF you change THE WORLD, change YOUR WORLD".
Marco Beato
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